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Unioncamere: negli ultimi 8 anni meno “under 30” e più “over 70” nell’imprenditoria italiana

24/08/2010
Diminuiscono gli “under 30” e aumentano gli “over 70” alla testa delle imprese italiane. Si alza l’età media della popolazione, genitori e nonni restano in sella dell’azienda di famiglia più a lungo, i tempi di uscita dall’università si allungano e trovare un imprenditore con meno di trent’anni è diventato più difficile. A distanza di otto anni (tra la fine di giugno del 2002 e la fine dello stesso mese di quest’anno) mancano, infatti, 65.358 nomi all’appello dei titolari di imprese individuali con meno di trent’anni, iscritti nei registri delle Camere di commercio italiane.
Una riduzione pari al 23,5% dello stock di tutti i giovani imprenditori al di sotto di questa soglia di età, e che è responsabile del 90% della diminuzione complessiva di imprese individuali (75.529) avvenuta in Italia nel periodo considerato. Gli imprenditori “junior” sono oggi il 6,3% del totale (otto anni fa erano l’8,1), mentre la quota dei “senior” è salita al 9,2% (erano l’8,5 nel 2002).
“L’invecchiamento della società italiana sembra specchiarsi nella struttura portante della nostra economia, quei 3 milioni e mezzo di piccole imprese individuali, la maggior parte artigiane, che tengono insieme i fili del nostro tessuto imprenditoriale”. Ha commentato così questi dati il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, intervenendo oggi al Meeting di Rimini nell’ambito di un dibattito sul tema “Sostenere l’imprenditorialità”. “E’ un quadro – ha detto Dardanello - che desta preoccupazione, perché si ritarda l’ingresso nel mercato di tante energie nuove, quelle che scaturiscono dalle menti più giovani e, anche per questo, potenzialmente più ricche di immaginazione. Quell’immaginazione che, assieme alla competenza, è la materia prima del Made in Italy, dunque un bene preziosissimo che non va sprecato. L’imprenditorialità è un talento che va invece coltivato fin dall’esperienza scolastica, favorendo la conoscenza e lo studio dei meccanismi di mercato e valorizzando le idee innovative dei giovani attraverso una contaminazione precoce con l’esperienza aziendale”.
La diagnosi d’invecchiamento della classe imprenditoriale italiana viene confermata, all’estremo opposto della scala anagrafica, dal significativo aumento dei titolari “over 70”, cresciuti nel periodo preso in esame di 16.481 unità (pari ad una crescita del 5,2% nel periodo). In termini relativi, in questi ultimi otto anni il peso percentuale dei giovani imprenditori sul totale è passato dall’8,1 al 6,3%, mentre quello degli ultrasettantenni è lievitato dall’8,5 al 9,2%. Osservando le altre due fasce di età prese in considerazione dall’analisi (quelle fra i 30 e i 49 e fra i 50 e i 69 anni), emerge chiaramente come l’unica ad espandersi sia stata la prima (28.856 unità, pari ad una crescita dell’1,8%), mentre per la seconda si registra una diminuzione di 52.508 unità (corrispondenti ad una riduzione del 4,3% rispetto all’inizio del periodo).
Pur se in presenza di numeri in forte crescita, la tendenza dei giovani “under 30” a vedere relativamente ridotto il proprio ruolo affiora anche dall’osservazione dell’universo delle imprese con a capo un immigrato. Nel periodo considerato, infatti, sebbene i titolari di imprese individuali con titolare nato al di fuori dell’Unione Europea siano più che raddoppiati (142.461 in più, pari ad una crescita complessiva del 122,7%), i titolari “junior” sono aumentati del “solo” 96,63% e vedono pertanto scendere la loro rilevanza sul totale dal 13,2% del 2002 all’attuale 11,6.
Dal punto di vista territoriale, la concentrazione maggiore di titolari “under 30” si registra nelle regioni meridionali e, più precisamente, in Calabria (8,6%), Campania (8,2) e Sicilia (7,5). Subito dopo viene la Lombardia (6,7%) seguita da Piemonte e Toscana (rispettivamente con il 6,5 e il 6,2%). Stessa capolista, la Calabria, anche per la maggiore concentrazione di giovani titolari tra gli immigrati (il 15,8%), questa volta seguita da Toscana (13,6) e Piemonte (12,6).
Tra le province, singolare confronto tra le due siciliane Enna e Caltanissetta. La prima, infatti, guida la classifica relativa delle province con l’imprenditoria più “junior”: qui il 10,5% dei titolari di imprese individuali ha meno di trent’anni. Nella seconda, al contrario, si registra la presenza della quota più elevata d’imprenditori ultrasettantenni: il 18% del totale.
Nelle posizioni di rincalzo degli “under 30” seguono le province di Crotone (10,1%), Napoli (9,5), Vibo Valentia (9,1) e Prato (8,9). In quella degli “over 70” si trovano, invece, Macerata (15,6%), Fermo (14,8), Trapani (14,6) e Ascoli Piceno (14,5).

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