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Rete Imprese Italia interviene in Parlamento sulle problematiche di attuazione di Basilea 3

25/01/2012
"Il credito alle imprese è ostacolato da una serie di criticità che impediscono di reperire le risorse necessarie per recuperare  adeguati livelli di margini operativi. Particolari difficoltà devono affrontare le imprese con meno di 20 addetti". Ad affermarlo il presidente Rete Imprese Italia, Marco Venturi, nel corso di un'audizione alla VI Commissione permanente delle Finanze alla Camera dei Deputati, sulle problematiche di attuazione dell’Accordo di Basilea 3".

"Tra le maggiori difficoltà - ha proseguito Venturi - vi sono innanzitutto una congiuntura economica d’intonazione fortemente recessiva per l’anno in corso ed una restrizione creditizia in atto, certificata anche dal Bollettino Economico della Banca d’Italia, che incide maggiormente sulle imprese minori. Registriamo, inoltre, un’allocazione del credito che non favorisce le imprese con meno di 20 addetti: ad esse affluisce soltanto il 19% dei finanziamenti bancari erogati al complesso delle imprese, nonostante il loro contributo al valore aggiunto nazionale sia più che doppio e quello all’occupazione ben al di sopra del 50%".

Secondo Rete Imprese Italia, inoltre, si è registrato "un forte incremento dei tassi praticati dalle banche da una parte ed un aumento dei costi accessori, commissioni comprese dall’altra, che per talune voci sono raddoppiati in un anno, non favoriscono certamente il rapporto tra banche e imprese. Infine, un ruolo sempre più determinate delle garanzie, reali e personali, nella valutazione dell’affidabilità delle imprese da parte delle banche e le difficoltà di erogazione anche parziale di affidamenti accordati riguardi ai noti problemi di funding delle banche, a cui vanno ad aggiungersi i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione rappresentano pesanti ostacoli per l’accesso al credito delle pmi”.

“L’insieme delle criticità suddette - ha sottolineato Venturi  - si riflette, amplificato, a scapito delle imprese del Mezzogiorno, alle quali affluisce soltanto il 19% del credito totale, a costi mediamente molto più elevati rispetto alle altre aree del Paese. Inoltre, vi è da registrare che le vischiosità nell’accesso al credito si traducono in una estensione dell’economia criminale (usura, racket, ecc.), il cui valore è stimato in circa 100 miliardi di euro, quasi il 7% del Pil nazionale”.

 “Per quanto riguarda le proposte presentate nel documento tecnico - ha concluso il presidente di Rete Imprese Italia - vogliamo richiamare l’attenzione su cinque argomenti centrali coerenti con i contenuti dello Small Business Act e tendenti a diluire gli effetti di Basilea 3. Innanzitutto l’introduzione di un “PMI supporting factor” nella formula per il calcolo dei requisiti patrimoniali delle banche. Sarebbe, inoltre, opportuno che gli aumenti di capitale delle banche fossero parametrati in funzione anticiclica e che i criteri contabili IAS tenessero conto sia del diverso modello di business delle banche commerciali, rispetto a quelle d’investimento, sia del fatto che la sottoscrizione dei titoli pubblici non debba essere penalizzata per effetto del “fair value”. Sottolineiamo, poi, che il parametro del rating, una delle maggiori novità scaturite da Basilea 2, “costruito” a scala delle grandi imprese di capitale, con i suoi automatismi valutativi, penalizza fortemente le Pmi, ponendole, di fatto, in una posizione di svantaggio competitivo".

"Da tempo si segnala, da parte delle Associazioni di categoria, anche l’esigenza per una adeguata valutazione del patrimonio informativo di matrice associativa, ai fini di una più esauriente valutazione del merito di credito delle Pmi, come sottolineato anche dall' Autorità di Vigilanza in più occasioni. Una disfunzione, infine, che andrebbe diversamente regolata è quella relativa all’impossibilità degli istituti di controgaranzia, divenuti intermediari vigilati, di rilasciare controgaranzie Basel-compliant. Occorrerebbe valorizzare la controgaranzia come strumento di mitigazione del rischio dei Confidi associati: ciò si tradurrebbe in minori accantonamenti a valere sul patrimonio delle Banche, in linea con il contesto di Basilea 3".

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