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Operazione Ri.Sco, nella roulette dell’evasione il Fisco punta sulle scommesse a rischio zero

20/08/2010
False scommesse associate a contratti di prestito titoli. È il nuovo asso nella manica calato sul tavolo dell’evasione da oltre 200 società italiane cadute nella rete della task force Antifrode dell’Agenzia delle Entrate, per una serie di operazioni sospette con imprese estere, attive in particolare nell’Europa orientale e nella zona franca di Madeira. In gioco, solo nei primi mesi del 2010, una posta da più di 300 milioni di euro di imposte dirette sottratte all’Erario tramite sofisticati schemi evasivi basati sul meccanismo delle scommesse a rischio zero associate a contratti di prestito titoli, i cosiddetti stock lending. Una strategia sempre più comune tra gli evasori fiscali travestiti da giocatori d’azzardo e ora al vaglio degli 007 delle Entrate, che col Progetto Ri.Sco (Rischio Scommessa) stanno passando al setaccio la posizione di centinaia di aziende medio-piccole sparse su tutto il territorio nazionale, ma particolarmente concentrate in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.
Gioco sporco sulle puntate - In pratica, queste società stipulano contratti diversi che hanno sempre effetti neutrali dal punto di vista economico-finanziario, mentre sul piano fiscale generano un notevole risparmio d’imposta. Un piano d’azione che, nella sua variante più frequente, prevede la firma di un contratto di stock lending con un’impresa dell’Europa dell’Est titolare di partecipazioni in un’azienda di Madeira. All’accordo è legata una scommessa sull’entità dei dividendi distribuiti dalla portoghese partecipata da cui dipende il pagamento o meno di una commissione. In realtà, le parti sanno già qual è la fine della storia: la società residente perde sistematicamente la scommessa e deve pagare, ma solo sulla carta, una commissione pari o di poco superiore agli utili distribuiti dalla società.
Perché perdere a tavolino conviene - Di fatto, il risultato economico dello schema evasivo messo in campo è neutrale, perché la società residente non paga la commissione né incassa i dividendi, dato che i due importi si compensano. Fiscalmente però è possibile dedurre il costo della commissione a fronte di dividendi non tassati per il 95% in base all’articolo 89 del Tuir. Quindi, l’unico vero frutto dell’operazione è l’evasione delle imposte sul reddito dell’anno.
Truffa ai raggi X con un esempio - Per rendersi conto della rilevanza delle somme in gioco, basti pensare per esempio a una società residente che registra sul conto economico un importo pari a 100 come dividendi da prestito titoli e la stessa cifra come oneri per la commissione sul contratto. Il risultato della gestione finanziaria è uguale a zero. Se il risultato delle altre gestioni è 100, questo sarà l’utile di bilancio da indicare nella dichiarazione dei redditi. Qui viene fatta una variazione in diminuzione per dividendi esclusi pari a 95, per cui il reddito fiscale è 5. L’indebito risparmio di Ires che ne consegue è di 31,35 (33% di 95): il contribuente di fatto non versa niente.
Sotto scacco la pianificazione fiscale d’assalto - L’esempio riportato illustra solo uno dei molteplici modelli di illecita pianificazione fiscale individuati dall’Agenzia delle Entrate. L’Antifrode, infatti, punta i riflettori sull’evasione a 360 gradi, affinando le tecniche d’indagine per intercettare schemi negoziali, sempre più sofisticati e in continua evoluzione, elaborati in serie da soggetti dediti a questa specifica attività. Uno scenario su cui il Fisco mira a far luce, orientando le sue forze anche in questa direzione.

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