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Confesercenti sulla liberalizzazione del commercio: favorirà la chiusura delle pmi e l'aggravio della crisi
"Contro la liberalizzazione degli orari, Confesercenti invierà a tutti i Presidenti delle Regioni una lettera con la quale si chiede di opporsi al provvedimento perché palesemente non costituzionale". A sottolinearlo il vice-direttore generale Mauro Bussoni che aggiunge come "non ci sia nessuna ragione per cui si tolgano competenze alle Regioni in materia di orari e di distribuzione commerciale, per avocarle direttamente al Governo". "Ci auguriamo che i presidenti delle Regioni - conclude Bussoni - chiedano la non applicazione del provvedimento perché palesemente non costituzionale. Tutti sanno che con le aperture domenicali si trasferiscono quote di mercato dalla piccola alla grande distribuzione, con un depauperamento delle risorse dei piccoli esercizi, senza recuperare in termini di efficienza e di maggiore occupazione. E' un settore che è stato costantemente liberalizzato e non ne può più. Di fatto ci troviamo in un regime, dal punto di vista di avvio delle attività commerciali, praticamente libero; per quanto concerne gli orari è il settore che offre il nastro orario giornaliero di servizio più elevato a tutti i cittadini".
Confesercenti, oggi, in una conferenza stampa ha sottolineato le conseguenze negative del provvedimento di liberalizzazione del commercio predisposto dal Governo. "Una misura - sottolinea la Confederazione - che determinerà aggravi e chiusure, favorirà esclusivamente la grande distribuzione e non avrà alcun effetto sui consumi, che resteranno comunque al palo, visto che non è certo un orario di apertura 24 ore su 24 la soluzione alla recessione ed all'aggravio fiscale sulle famiglie sempre più insopportabile".
Il presidente Marco Venturi ribadisce come: "siamo convinti sia solo un favore fatto alla grande distribuzione. E' un'idea folle anche sul piano strettamente sociale oltre che su quello economico".
In particolare, secondo le stime Confesercenti, l'effetto combinato della deregulation con la crisi, mette a rischio 76mila negozi, che entro il 2015 potrebbero chiudere con una perdita di più di 190mila posti di lavoro.
"Liberalizzare - conclude Venturi - non risolve d'incanto il problema del lavoro e dei consumi. Al contrario con gli aumenti dell'Iva, la sfiducia dei consumatori e le chiusure di piccoli negozi aumenteranno pesantemente. Lasciare aperti i negozi anche la domenica non aumenta i consumi, ma costituisce un danno per il servizio di vicinato e un regalo alla grande distribuzione".

















